L’alopecia è un problema che da sempre causa conseguenze psicologiche anche gravi sui soggetti che ne sono affetti; per questo motivo la tricologia ha fatto passi da gigante nella sperimentazione di nuove tecniche atte a trovare soluzioni definitive per questo inestetismo, che colpisce sia gli uomini che le donne. Fra le nuove metodologie attualmente usate rientra anche la tricopigmentazione, in grado di risolvere in modo soddisfacente vari tipi di calvizie. Vediamo in dettaglio di cosa si tratta.

Cos’è la tricopigmentazione

Con questo termine si indica una tecnica simile a quella del tatuaggio, consistente quindi nell’introduzione di particelle di pigmento colorato e non solubile nell’epidermide, per correggere e minimizzare eventuali difetti o imperfezioni. In questo specifico caso la pigmentazione avviene sul cuoio capelluto ed è finalizzata alla riduzione degli inestetismi legati all’alopecia localizzata o alla calvizie.

L’effetto è quello di riprodurre il follicolo pilifero così da avere un aspetto simile a quello dei capelli rasati oltre ad uno scurimento delle aree diradate, con un look del tutto naturale e realistico. Il successo di questa tecnica, infatti, risiede proprio nei risultati che si possono ottenere in vari casi di calvizie anche quella localizzata e causata dalla presenza di cicatrici dove i capelli non possono ricrescere.

La tricopigmentazione può essere anche un valido aiuto nel caso di trapianti di capelli poiché va a coprire le zone più diradate e permette di soddisfare immediatamente le aspettative dei pazienti sottoposti a questo trattamento, senza dove aspettare i mesi necessari per la ricrescita del capello. Gli esperti del settore, quindi, tendono sempre di più a consigliare l’utilizzo dei due trattamenti abbinati.

I pigmenti utilizzati coprono un’ampia gamma di colori che si avvicinano perfettamente a quelli di ogni persona, dalle varie sfumature di castano fino ad arrivare ai biondi. Non solo, la tricopigmentazione può essere usata anche per infoltire barba, baffi e sopraciglia in tutti quei casi dove si renda necessario a seguito di una cicatrice, di ipotiroidismo o per un’alopecia secondaria.

Metodologie usate per la tricopigmentazione e tipo di pigmenti

Prima di sottoporsi a sedute di tricopigmentazione è necessario sottoporsi ad una visita medica effettata da uno specialista per verificare lo stato di salute e tutta una serie di parametri generali del paziente. Dopo viene fatta una valutazione da parte di un esperto, così da capire la situazione di partenza, le aree da trattare ed il risultato che si vuole raggiungere. La ricerca in questo campo ha fatto enormi progressi e le apparecchiature usate sono ormai all’avanguardia per quanto concerne l’effetto finale.

La tricopigmentazione viene effettuata tramite uno strumento di precisione simile ad una penna e dotato di motore elettrico azionato da un pedale, per un perfetto controllo da parte dell’esperto. Alle estremità sono presenti aghi monouso e sterili con i pigmenti da utilizzare. A seconda dell’effetto che si vuole raggiungere gli aghi hanno una punta, tre punte o cinque punte così da poter definire perfettamente la linea da disegnare: da quella sottile e precisa a quella larga e sfumata per superfici più estese o per le sopraciglia.

Oltre al tipo di strumento usato sono fondamentali la manualità e l’esperienza dell’operatore che deve eseguire il lavoro; è importante, infatti, che egli individui il tipo di pelle sulla quale intervenire per usare, così, la tecnica più idonea, al fine di ottenere effetti naturali e perfetti. Dopo aver inserito i pigmenti mediante il dermografo, il naturale iter della pelle è quello di rigettare una parte di pigmento nelle prime ore che seguono i trattamento; nei giorni successivi, invece, il restante colore viene ridistribuito sul tessuto fino a raggiungere il risultato definitivo entro una settimana.

I materiali usati per questi trattamenti sono studiati appositamente per evitare qualunque rischio di allergia o infiammazione e sono totalmente atossici. Generalmente i pigmenti sono di due tipi: minerali ed organici, sia naturali che sintetici. Nella tricopigmentazione sono usati pigmenti sintetici a base di ossidi di ferro perché possiedono tutte le necessarie caratteristiche di sicurezza e compatibilità richieste. Essi hanno tonalità differenti, in grado di adattarsi perfettamente all’incarnato del paziente e sarà cura del’operatore scegliere quelli che più si avvicinano ad un risultato naturale, miscelandoli anche tra loro.

Quando ricorrere alla tricopigmentazione

Questo trattamento è indicato nel caso di alopecia parziale o totale per ottenere una copia del follicolo pilifero ed un effetto rasato del tutto naturale, sia nel caso di uomini che di donne. Va bene anche qualora il problema non sia così evidente ma sia necessario ricorrere ad un effetto densità, per ovviare ad un diradamento dei capelli, soprattutto in alcune zone della testa come, ad esempio, le tempie.

La tricopigmentazione, poi, viene in aiuto anche nel caso di trapianto di capelli laddove si voglia migliorare l’effetto estetico o coprire cicatrici lasciate proprio dal trapianto stesso. Il procedimento non è invasivo e non presenta controindicazioni né dolore. Dopo un primo periodo di normale arrossamento, grazie anche all’applicazione di apposite creme, l’infiammazione tende a scomparire rapidamente lasciando la cute in perfetta salute. Il trattamento può essere fatto in un’unica seduta o in varie sedute a seconda della zona da trattare e fra una e l’altra devono passare almeno 30 giorni.