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Stasera ti porto in Africa, Sahara lo storico ristorante africano a Roma

Vi capita mai di avere un pomeriggio libero e di passarlo buttati sul divano a saltellare annoiati e sonnacchiosi da un canale all’altro? Immagino di sì, beh questo genere di cose genera in me un senso di colpa misto a “ormai-è-troppo-tardi-per-fare-qualsiasi-cosa” che divento quasi insopportabile. È successo di sabato. Il sabato ovunque nel mondo la gente esce, esce tutta, i posti sono strapieni, devi prenotare ma non sempre accettano prenotazioni, devi muoverti per tempo (coi mezzi? con la macchina? e il parcheggio?)

Insomma il sabato è un giorno difficile, e tante volte ho deciso di stare a casa a vedermi un bel film nella pace e amen. Ma quel sabato lì era appena cominciata la primavera, l’aria era bella ed era un reato continuare a stare a casa dopo un pomeriggio regalato alla Tv. Allora mi è venuta l’IDEA. Andiamo in Africa, con tanto di canzoncina di Giuni Russo di sottofondo nella mia testa “Limonata chachacha” in cui dice che le manca l’Africa.1 Ora io in Africa non ci sono mai stata – purtroppo – ma in quel ristorante africano non era la mia prima volta. Sto parlando di Sahara il ristorante eritreo a Viale Ippocrate, 43. Ho chiamato per prenotare e c’erano tre quarti d’ora di attesa, erano le nove di sera d’altronde, avevo molta fame e zero pazienza ma la voglia d’Africa ha prevalso e così ci siamo avviati a piedi, per prendere tempo.

Ne valeva davvero la pena, l’ambiente è curato nei dettagli: le foto e i quadri alle pareti, la musica, le tovaglie, l’odore, gli abiti delle cameriere, tutto è perfettamente coerente senza risultare pacchiano. L’atmosfera è accogliente, calda, delicata e il proprietario è sorridente e gentile (cosa abbastanza rara di sabato sera).2

“In Africa mangiare e bere significa celebrare la vita, è un’occasione per esprimere valori e simboli della tradizione: il cibo è l’elemento base di un rituale di comunione.” Il Menù si apre così, e come si può non essere d’accordo?! Il cibo è un momento di aggregazione, di comunione con gli altri e con i frutti della terra, un bellissimo momento da celebrare. Abbiamo scelto due piatti, anche se la tentazione era quella di prendere tutto il menù. Devo dire che le porzioni sono abbondanti, si rischia di non farcela a finire tutto a meno che non si disponga di una grande capienza. Il mio consiglio è di andarci più e più volte e assaggiare tutto.

cousI due piatti in questione erano: Cous Cous alle verdure: semola di grano duro ridotta in grani finissimi unita a verdure stufate e lenticchie rosse; e Gored Gored: dei meravigliosi bocconcini di manzo piccanti appenasaltati, aromatizzati con tsemi, serviti con lenticchie e verdura sul pane tipico ingéra.

La cura dell’ambiente si riflette nei piatti: saporiti senza essere eccessivamente speziati, cotture perfette, tanto goreamore. Un accento particolare va messo sul pane tipico: l’ingéra. Assomiglia ad una grossa crêpe un po’ spugnosa. Si prepara con il teff, un cereale simile al miglio, dai chicchi piccolissimi, che cresce su gli altopiani etiopi, nell’impasto non si aggiunge il lievito poiché è presente naturalmente nella sua buccia. L’impasto si lascia riposare 2/3 giorni e poi si cuoce su una piastra circolare ardente. Molte delle pietanze vengono servite su questo speciale pane che fa anche da posate. Ehmm sì, si mangia quasi tutto con le mani: si strappano pezzi di ingéra, si raccolgono i condimenti e si infilano in bocca. Se non lo avete mai provato, non potete capire che soddisfazione dà questa pratica; sarà che mi riporta all’infanzia ma ha qualcosa di ancestrale e molto bello.
3Insieme al caffè tradizionale con lo zenzero che abbiamo preso per concludere, si è avvicinato il proprietario e ho approfittato per chiedergli un po’ la storia del locale. Sahara è stato voluto dal governo eritreo più di 25 anni fa, è un locale storico. Lui abitava in quella zona e verso la fine degli anni ’90 dopo un viaggio in Africa in cui si è innamorato di quella terra e di quella cultura, è diventato suo. Ogni mese a rotazione un membro dello staff torna ad Asmara, la capitale dell’Eritrea, a prendere le spezie per il ristorante. Sahara è un viaggio, un’esperienza culinaria che ti fa sognare grandi distese piene di sole.

© Foto prese dal sito del ristorante


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