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Santa Maria della Pace: il tesoro nascosto di Raffaello

Anche nell’arte, come nella vita, un ruolo decisivo è svolto dal fattore ‘fortuna’. Accade così che persino un luogo unico al mondo possa cadere nella dimenticanza e divenire quasi sconosciuto: è questo il caso di S.Maria della Pace, sola chiesa del pianeta Terra a poter vantare affreschi della mano di Raffaello! Invito perciò ognuno di voi, amici romani o turisti, a visitare questo luogo e a farlo scoprire ai vostri conoscenti.

santa maria della pace roma interno

In verità anche a S.Agostino in Campo Marzio, sempre a Roma, Raffaello ha lasciato un affresco raffigurante il profeta Isaia; qui a S.Maria della Pace però il maestro di Urbino si è spinto ben oltre e ha dato vita a più figure.

santa maria della pace, cupola romaBreve premessa storica: la chiesa cambia diversi nomi prima di approdare a quello definitivo e attuale di S.Maria della Pace. A quale pace ci si riferisce? A quella eterna? A quella dello spirito? Mi spiace deludervi, ma il Papa che nel 1482 la denominò in questo modo, Sisto IV, aveva in mente una pace decisamente più terrena: ossia il pericolo scampato di una guerra intestina a Firenze dopo la cosiddetta ‘congiura dei Pazzi’. In cui Pazzi indica una famiglia rivale dei Medici, e non qualcuno uscito di senno…

santa maria della pace romaLa chiesa si affaccia sull’omonima piazza, un meraviglioso esempio di barocco romano di fronte a cui vi consiglio di sostare per qualche istante; accanto vi è anche il ben più famoso Chiostro del Bramante, sede di mostre (a pagamento) ma visitabile in alcune zone aggratisse (approfittatene!).

Ad accogliervi all’ingresso della chiesa vi è un pronao semicircolare sostenuto da colonne, che è sia un tributo all’arte greca classica sia uno stratagemma per avvolgere il visitatore ancor prima che sia entrato: lo ha progettato Pietro da Cortona, grande pittore e architetto del barocco, e non sarà questa l’ultima volta in cui lo incontreremo a Roma.

 

La chiesa è ricca di dipinti e statue, che offre generosamente alla vostra vista; vi sono persino due sfingi nella Cappella Cesi, la seconda a destra. Ma su tutto dominano le Sibille dipinte da Raffaello: fu Agostino Chigi, banchiere del Papa ed uomo più ricco del suo tempo, a richiedergliele. Le Sibille sono profetesse pagane, non appartenenti al popolo ebraico, che in modo misterioso avevano comunque fatto profezie su un Dio che si sarebbe incarnato. Per questa ragione sono spesso raffigurate assieme ai profeti ebraici dell’Antico Testamento: un esempio su tutti è nella volta della Cappella Sistina.

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E guardate in che modo Raffaello le ha rese figure vive! Guardate la dolcezza dei lineamenti, l’armonia del disegno, la percezione di bellezza e di serenità suscitata dalle Sibille. La mano di Raffaello ha qualcosa di miracoloso ed egli è sempre pittore della pace del cuore.

Di fronte a voi stanno quattro donne, antiche e sempre giovani, ciascuna con il proprio temperamento. Osservatele a partire da sinistra. La prima con decisione sembra voler strappare il rotolo della profezia dalle mani dell’angelo! La seconda è tutta intenta nello scrivere, e l’angelo che la ispira ha a sua volta una totale concentrazione nel declamare le parole e nell’accompagnarle con i gesti. La terza strabuzza gli occhi in uno sguardo quasi scettico e resistente rispetto alla profezia contenuta nel cartiglio. E infine l’ultima, la più anziana, con le labbra schiuse in una condizione di assoluto stupore; direi che è la Sibilla che prende maggiore consapevolezza dell’ incredibile annuncio di un Dio umano.

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Noi potremmo invece stupirci di Raffaello, uomo dal talento vertiginoso e quasi divino. In termini religiosi si dice che la Madonna sia la ‘piena di grazia’; ma in senso artistico credo che nessuno sia stato più ‘pieno di grazia’ di Raffaello Sanzio da Urbino.


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