Piazza di Spagna e dintorni

Non avete certo bisogno di noi per sapere che Piazza di Spagna e le vie raccolte nei dintorni sono una delle meraviglie Capitoline e che, di conseguenza, meritano di essere viste almeno una volta nella vita. Quello che però possiamo fare è proporvi un’idea di itinerario, o meglio, tanti piccoli spunti scarabocchiati sul bordo di un foglio, da modificare, correggere e riordinare come meglio preferite, ogni volta che volete.

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Perché, inutile dirlo, ogni volta sarà un’esperienza differente dalle precedenti. Non prendete quindi per buono l’ordine che noi abbiamo voluto dare qui sotto. Anzi, vi invitiamo a non farlo: stravolgetelo e ricostruitelo, più e più volte. Vi autorizziamo a non fidarvi di noi, una volta tanto. Create il vostro itinerario alternativo. Personalizzatelo. Perdetevi nelle viuzze limitrofe. Godetevi la vostra percezione dei luoghi in cui vi trovate a camminare per caso, o per precisa scelta. Prestate attenzione ai particolari che non notereste in un giorno qualunque. Questo è, a nostro modo di vedere, un buon modo di Vivere la città.

Piazza di Spagna

spagna2Come detto, non ha certamente bisogno di presentazioni. Migliaia di turisti da tutto il mondo la assediano ogni anno, eppure la fama non le toglie una certa magia. Dall’alto della scalinata settecentesca di Trinità dei Monti, affacciati verso la piazza e con la Ss. Trinità dei Monti alle spalle (ahinoi attualmente in fase di ristrutturazione), si può cogliere ogni volta qualcosa di diverso. La convergenza illuminata di Via dei Condotti e Via delle Carrozze, verso sera, cattura l’attenzione di qualsiasi occhiata distratta.

Oppure, certo, la fontana della “Barcaccia” al centro della piazza, diventa occasione per emozionarsi e godersi un panorama che forse solo Roma è in grado di offrire. Il nome della fontana, poi, è dispregiativo solo in apparenza, perché si dice far riferimento alle “barcacce” che a inizio settecento trasportavano il vino fino al poco distante Porto di Ripetta.

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Dall’alto verso il basso, dirigendosi verso la Piazza, gli scorci sottili dei palazzi adiacenti, seminascosti dai parapetti verdeggianti, ripagano la curiosità di fare attenzione anche ai piccoli particolari. Molto altro, oltre ciò che è già noto, è nascosto, prezioso, ma non inaccessibile.

Alla base della scalinata, il primo dei due palazzetti adiacenti è chiamato “Casina Rossa” ed è stato testimone degli ultimi giorni di Keats, che trascorse in una camera affittata al secondo piano le ultime settimane della sua vita (1821). Oggi, l’edificio è della Keats-Shelley Memorial House, che lo acquistò agli inizi del ‘900 con l’intento di onorare la vita e le opere di Keats e di altri poeti romantici inglesi, allestendo un piccolo tempio letterario.

Via Trinità dei Monti – Via Gregoriana – Palazzetto Zuccari

spagna3In cima alla scalinata di Trinità dei Monti e oltre l’Obelisco Sallustiano, Via Trinità dei Monti si snoda in Via Sistina e Via Gregoriana, con Palazzetto Zuccari a fare da spartiacque.

Lo storico edificio fu voluto dal progettista e decoratore Federico Zuccari nel 1592, tuttavia poco rimane dell’originale dopo le varie ristrutturazioni subite nel corso dei secoli. Simbolo della tipica casa d’artista, Palazzetto Zuccari viene citato ne Il Piacere D’Annunziano come abitazione del protagonista Andrea Sperelli, precisamente al civico 30 di Via Gregoriana. Non a caso, quel civico 30 rimane ancora oggi il più affascinante della via: una faccia demoniaca imprigiona tra le sue fauci un portone massiccio, mentre altre due piccole finestrelle mostruose emergono dal muro, ai lati del portone, munite di sottili sbarre.

Oggi, quel portone, dopo aver visto susseguirsi vari proprietari nel corso del tempo, custodisce la ricchissima biblioteca Hertziana, che dedica più di 270.000 volumi alla storia dell’arte Italiana.

Via del Babuino – Via Alibert – Via Margutta

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Attraversata Piazza di Spagna, si può arrivare a Piazza del Popolo percorrendo Via del Babuino fino alla fine. Oppure, si può deviare all’altezza di Via Alibert, deliziosa premessa della bellezza in bianco e nero sospesa nel tempo di Via Margutta. Ecco, il mio consiglio è di scegliere la seconda alternativa.

Inizialmente destinata ad essere il retro dei palazzi affacciati su Via del Babuino, Via Margutta diventò presto meta ambita di artisti di bottega, perlopiù stranieri ma non solo. La “strada degli artisti” è di solito molto meno battuta rispetto alle vie limitrofe. La maggiore calma fa respirare un’atmosfera diversa, quasi più pura.

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I veli di edera che ricoprono i palazzi all’inizio della via invitano a curiosare cosa si nasconde ai suoi lati: boutiques, piccole gallerie d’arte, abitazioni private, biblioteche nascoste da giardini timidi e apparentemente incustoditi.

L’osteria Margutta raccoglie i pochi turisti presenti al di sotto di una cornice di edera trasversale e sancisce il graduale esaurirsi del silenzio, interrotto solamente dal fluire dell’acqua dalle varie fontanelle sparse per la via. Il ritorno in Via del Babuino è un ritorno alla realtà e al rumore cittadino, è la voglia di tornare indietro e concedersi solo un altro po’ di tempo.

Viale D’annunzio – Terrazza del Pincio – Piazza del Popolo

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Arrivati a Piazza del Popolo dopo aver ripreso Via del Babuino, non rinunciate ad ammirare il panorama, magari dall’alto. La terrazza del Pincio, facilmente raggiungibile percorrendo un piccolo tratto di Viale D’annunzio, si presta ad essere la posizione ideale allo scopo. Che rappresenti l’inizio o la fine della vostra passeggiata, questa tappa è irrinunciabile e va vissuta. Segna la fine o l’inizio di qualcosa di meraviglioso, di un passaggio, di una breve catarsi. Infonde nella nostra memoria un’immagine che non vorremo mai dimenticare, almeno fino a quando non ci ritorneremo ancora.

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Photos © Rospo23/DDN – per Romadvisor.it


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