fontana di trevi a roma

Fontana di Trevi, mi sono innamorato!

Potresti passarci le ore ad ammirarla. Lasciandoti cullare dal fresco e regolare scrosciare delle sue numerose cascatelle e percorsi d’acqua, crogiolandoti abbracciato dalla calda (anche d’inverno) luce del sole riflessa dai suoi bianchi e morbidi marmi.

E la folla, per quanto continua ed inesorabile, riesce anche a passare in secondo piano, non può e non riesce a rovinare uno spettacolo unico come questo, capace di far innamorare. La Fontana di Trevi è questo, per me.

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Insieme al Colosseo, San Pietro e Piazza di Spagna condivide il primato di essere uno dei monumenti di Roma (e dell’Italia intera) più famosi nel mondo e ben immagino la delusione che hanno provato tanti visitatori arrivati da ogni dove per ammirarla fino a qualche giorno fa (relativamente al tempo della pubblicazione), quando ancora era tristemente vuota per via dei lavori (giusti) di restauro.

Ma quello che adesso si troverebbero davanti è qualcosa di talmente bello e unico che…basta, tornate! (e aggiungerei di corsa). D’altronde è proprio la Fontana di Trevi il simbolo, se vogliamo, del ritornare a Roma. Come vuole l’ormai celebre tradizione, di cui tuttavia non se conoscono bene le origini, quando vi si butta una monetina, ci si assicura un futuro ritorno in quel di Roma.

Andando a approfondire un poco la storia che ruota intorno alla bellissima fontana, si scopre in realtà che molte altre sono le curiosità a lei legata.

Le origini di Fontana di Trevi

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Le sue origini guardano piuttosto in là nei secoli, la prima testimonianza di una fontana, ancora semplice, risalgono al 1410. Già allora era uno degli sbocchi finali dell’acquedotto dell’Aqua Virgo (Acqua Vergine), inaugurato nel lontano 19 a.c. da Agrippa e attualmente l’unico acquedotto ancora in funzione arrivatoci direttamente dall’Antica Roma (ovviamente restaurato nei vari secoli successivi e aimé non più potabile).

La fontana invece dovette attendere il 1732 prima di vedere ripartire i lavori che l’avrebbero resa quella che conosciamo oggi. Un susseguirsi quasi comico (e molto italiano) di nuovi commissionari, progetti, studi, mezzi lavori e abbandoni, incluso un progetto iniziato dal Bernini e mai completato. Nel 1731 invece, sotto il pontificato di Clemente XII, venne indetto quel bando che vide vincere l’architetto Nicola Salvi, ideatore del progetto vincente (che era anche il più economico).

I lavori materiali, avviati dallo scultore Giovanni Battista Maini, si conclusero definitivamente ben trent’anni dopo, nel 1762, durante il pontificato di Clemente XIII; dopo essere stata inaugurata due volte prima della data definitiva (1735 e 1740), aver visto la morte dei suoi ideatori (venne terminata da Pietro Bracci) e quella dei due papi che l’avevano inaugurata a lavori ancora non conclusi (Clemente XII e Benedetto XIV) e dopo numerosi litigi e aumento dei costi.

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Una lavorazione lunga e tortuosa, in cui hanno contribuito in tanti, ma che tanta soddisfazione, si può ben dire, ha dato una volta conclusa.
Le bianche e imponenti scogliere marmoree fanno da base al cocchio del titano Oceano (figlio di Urano e Gea, personificazioni divine della terra e del cielo), trainato da due robusti cavalli alati (a sinistra quello “agitato” a destra quello “placido”, come le due facce del mare), accompagnati a loro volta da due tritoni.

4Le altre due statue poste ai lati di Oceano sono invece la Salubrità (a destra) e l’Abbondanza (a sinistra).
La fontana è stata protagonista di numerosi film, come il celebre La Dolce Vita di Fellini dove una biondissima Anita Ekberg si tuffa tra le sue acque e potrebbe essere allo stesso modo la protagonista, insieme ad altri esimi “colleghi” monumenti, di un qualsiasi viaggio romano (ma non vi ci tuffate oggi).

Perché quando ci si trova davanti alla Fontana di Trevi, si viene, si colpiti dalla sua immensità (nascosta come qualsiasi cosa a Roma tra piccole viuzze e vicoli), ma ci si sente anche partecipi di quel “dolce” abbraccio che Roma sa regalare a chi l’attraversa e che tanto fa innamorare sia di lei, sia del vostro/a partner qualora aveste avuto la saggia idea di andarci accompagnati.

Perché, consapevole di passare per scontato, la Fontana di Trevi è veramente un posto profondamente romantico, basta essere sinceri nel riconoscerlo.

Ah, per la cronaca, le famose monetine (tante) vengono raccolte ogni giorno e donate alla Caritas di Roma.


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