Castel Sant’Angelo, la fortezza inespugnabile

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Per un istante dimenticate la bella Roma della Fontana di Trevi, di Piazza Navona, di Trinità dei Monti, del maestoso Colosseo e dei Fori Imperiali. Varcata la soglia di Castel Sant’Angelo entrerete in una Roma più oscura, violenta e dura. Una Roma che difficilmente si ricorda perché legata ad un periodo, quello medioevale, a cui normalmente non si associa tanto (anche perché ne rimane ben poco); ma che è anche uno di quei periodi, fatto di castelli e cavalieri, che tanto piacevano a noi bambini, o almeno a me.

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E allora è forte l’emozione che si prova attraversando il portone principale e ritrovandosi in questa costruzione tanto “medievale” quanto massiccia, dalla mole minacciosamente rassicurante che ha accompagnato Roma in tutta la sua lunga e ricca storia.

Fatto costruire dall’imperatore Adriano a partire dal 125 dc non come castello ma come mausoleo (Adrianeum) dove deporre i resti suoi e della propria famiglia, è rimasto adibito a questo scopo per diversi secoli, ospitando tanti altri imperatori fino a Caracalla; circondato dai tranquilli campi dell’Ager Vaticanus, allora fuori dalla città, a cui si collegava tramite il ponte che tuttora ha davanti. Dal 476 dc invece Castel Sant’Angelo diventa il baluardo per eccellenza della città, inespugnabile fortezza a difesa del popolo romano e dolorosa spina nel fianco per tutti quegli eserciti che nei secoli hanno provato ad assoggettarla.

Come potrebbero testimoniare gli invasori goti, che nel 537 cinsero d’assedio il castello difeso dalle truppe bizantine di Narsete, che si videro piombare addosso, piedi, mani e teste di marmo recuperate dalle statue che prima abbellivano il castello/mausoleo di Adriano. O i lanzichenecchi al soldo dell’imperatore Carlo V che durante il tristemente noto Sacco di Roma del 1527, impiegarono un mese per riuscire ad entrare nel castello e catturare Papa Clemente VII, “quello” famoso per aver utilizzato il passetto per fuggire dal massacro compiuto a San Pietro da quelle stesse truppe un mese prima. Tanti infatti lo ricordano per quell’impresa storica (il gesto eroico delle guardie svizzere e le nefaste gesta delle truppe imperiali), ma pochi si ricordano che poi, in realtà, venne alla fine catturato.


Ma la storia del castello non è solo fatta di guerre e battaglie, ma anche di giardini pensili dove si passeggiava amabilmente (ora scomparsi), di sale finemente decorate dalla mano di grandi artisti come il Pinturicchio, di piccole perle inaspettate come la graziosa “stufetta di Clemente VII”, una stanza dove il Papa poteva lasciarsi andare ad un rilassante bagno termale e di suggestive leggende, come quella secondo cui durante la pestilenza che colpi Roma nel VI secolo, durante una processione fino a San Pietro, l’allora Papa Gregorio Magno vide apparire sul castello San Michele Arcangelo nell’atto di rinfoderare la spada come a segnare la fine della peste (che avvenne veramente a seguire) e a cui per ringraziamento, fu dedicato il nome del castello e la statua che venne posta sulla sua sommità (quelle presente non è l’originale).

castelsantangelo7Ma quello che videro le mura del castello furono anche un matrimonio, quello di Marozia, l’unico e funesto celebrato tra le sue mura e la storia ad oggi romantica, allora triste, di tutte quelle persone rinchiuse, e spesso morte, nelle anguste e claustrofobiche prigioni.

Come quella di tal Benvenuto Cellini, autore di una rocambolesca fuga con tanto di corda di lenzuola finita con una gamba rotta ed un ritorno in cella (ma graziato tempo dopo).

O quella dei numerosi nemici della potente famiglia Borgia, come il cardinale Giovanni Battista Orsini, di cui l’amante e la madre chiesero disperatamente la liberazione in cambio di alcune preziose perle. Rilascio che effettivamente avvenne, ma solo del corpo senza vita. Forse è proprio in tutto questo che Castel Sant’Angelo racchiude il suo grande fascino. Il contenere nel suo insieme tante realtà e tante caratteristiche spesso contrastanti sia esteticamente che idealmente.

È un’ esperienza unica poter passeggiare prima su di un bastione puramente difensivo, da vero castello medioevale e poi attraversare un piccolo corridoio con il soffitto graziosamente decorato da motivi grotteschi tra due sale così decorate come se ne troverebbero in qualche villa rinascimentale romana.

O percorrere la ripida e solida rampa di scale attraversando il luogo dove si ipotizza si trovassero i resti degli illustri imperatori romani (la sala delle urne) e ritrovarsi poi a strisciare quasi a carponi per la porta d’accesso alle prigioni, umidi e prive di aria, in contrasto con l’ariosa e suggestiva Loggia di Giulio II da cui ammirare il ponte degli Angeli collegare il castello con il resto di Roma.

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Se poi vi dovesse capitare di imboccare il passetto una grande emozione arriverà dritta e decisa come è il percorso, che passando sopra le mura del borgo, porta dal castello fino ai palazzi vaticani. Attraversare quel passaggio (circa 800 metri), sia coperto che scoperto, è attraversare la storia antica e medioevale di Roma. Protetti dai merli e dalle alte pareti sperimenterete come potevano sentirsi sicure le sentinelle che vi prestavano la guardia e vivere cosa volesse dire dover usare quel passaggio per salvarsi. Con un po’ di immaginazione i palazzi moderni accanto alle mura scompariranno e potrete vedere come poteva apparire Roma in quel tempo, dura, violenta, gloriosa e romantica allo stesso tempo.

E quando starete cominciando a dimenticare quella Roma bella, rinascimentale e barocca che vi eravate lasciati alle spalle varcandone la soglia, ecco che arrivando sulla sommità, il castello vi ricorderà che quella Roma è sempre li, insieme a lui. Perché quello che vi si presenterà davanti è una bellissima e suggestiva vista su praticamente tutta Roma.

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Con un colpo d’occhio avrete tutto, da San Pietro ai Castelli Romani passando per cupole, tetti, statue, quadrighe, croci, colline, alberi, aerei in atterraggio a Ciampino e il “biondo” Tevere che si snoda sotto di voi. In realtà di bellissimi scorci se ne hanno da qualsiasi finestra e punto delle mura, ma quello sulla sommità è il vero completamento di qualsiasi percorso che voi avrete intrapreso.

Perché di percorsi per visitare il Castello ce ne sono diversi, ma vi consiglio di girarvelo anche in libertà, passando da un camminamento all’altro con calma sia di giorno che di sera, senza correre e senza fretta, tanto i lanzichenecchi non ci sono più.


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