Cappella Sistina: il Codice Buonarroti svelato

“Lasciate ogni speranza voi che entrate”: Dante immaginava questo incoraggiante monito sopra alla porta dell’Inferno. Per voi aspiranti visitatori della Cappella Sistina dovremmo però cambiarlo: “Apritevi ad ogni meraviglia voi che entrate”. Signore e signori, in questo luogo è dipinta tutta la storia dell’umanità, passata, presente e futura; e vi è, più viva che mai, la personalità di Michelangelo Buonarroti, colui che è divenuto simbolo dell’arte allo stesso modo in cui Pelè impersona il calcio e Leonardo la scienza. Affrettatevi dunque!

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Su incarico di Giulio II, Papa tanto guerriero quanto mecenate degli artisti, Michelangelo affrescò  la volta (1508-1512) di questa Cappella dedicata al precedente Papa Sisto IV, zio di Giulio. Le dimensioni della Sistina sono identiche a quelle del Tempio di Salomone degli ebrei, a legare indissolubilmente la Vecchia Alleanza di Dio col popolo eletto alla Nuova Alleanza, in Cristo, con tutti gli uomini.

Breve storia della Cappella Sistina

sistina4A circa trent’anni di distanza (1536-1541) un altro pontefice, Paolo III, gli domandò di dipingere il Giudizio Universale, e Buonarroti si inventò un capolavoro persino più grandioso del precedente.

La cosa incredibile ma verissima è che Michelangelo si dedicò malvolentieri agli affreschi: lui si riteneva uno scultore e dipingeva rabbiosamente, faticosamente, in modo sofferto. Ed ora guardate il risultato: chapeau! Non dimentichiamo che questo autore prodigioso ha lasciato la sua firma immortale anche nella scultura, in opere come la Pietà e il David, e nell’architettura con il Cupolone di S.Pietro.

A dir la verità, ai lati vi sono anche due cicli di affreschi sulla vita di Mosè e  Gesù, anch’essi simboli di Antico e Nuovo Testamento, e gli autori sono personaggi celebri come il Perugino e Ghirlandaio (maestri rispettivamente di Raffaello e Michelangelo). Da sottolineare la “Consegna delle chiavi” del Perugino, in cui viene celebrato il potere spirituale del Papa raffigurato dall’apostolo Pietro.

Per il resto li lascio al vostro personale gusto poiché essenzialmente la Cappella Sistina è un “one man show”, fuga ciclistica con “un uomo solo al comando”: la Cappella Sistina è Michelangelo Buonarroti. Michelangelo è persino più della Sistina, persino altro: sarebbe però trama per un’altra storia. E mi son dato una missione diversa, addirittura più ambiziosa, per questo articolo: svelarvi il “Codice Buonarroti”,  il significato profondo – sconosciuto a moltissimi, incluse fior di guide turistiche – di quest’immensa mole di affreschi. Quale codice? Seguitemi nelle prossime righe e lo scoprirete…

Il Codice Buonarroti

Nella lunghissima volta della Cappella, dalla più vicina alla più lontana, leggerete nove scene della Genesi: è il primo libro della Bibbia e spiega il significato dell’origine del mondo e della creazione dell’uomo – un atto d’amore di Dio Padre.

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Nell’indimenticabile quarta scena Dio Padre tende la mano creatrice verso Adamo per infondergli la vita come attraverso una scarica elettrica, ma soprattutto toccandolo, entrando in contatto con lui. Dio gli donerà anche la donna Eva, sua compagna di vita: ma i progenitori tradiranno il Creatore commettendo il peccato originale, e lì comincerà il dramma della sofferenza e della redenzione umana.

sistina5Prima Dio salverà Noè dal diluvio universale (ultime scene della volta), condurrà poi Mosè e il popolo ebreo alla “terra promessa” (lato sinistro); ma la salvezza definitiva verrà solo con l’incarnazione di Gesù e la sua morte in croce per i peccati degli uomini (lato destro).

Nel Giudizio Universale, frontalmente, è rappresentato l’ultimo istante del tempo: Cristo con mano potente relega all’Inferno i malvagi e ricompensa eternamente con il Paradiso i buoni, alla presenza della corte di angeli e santi: alla sua destra la Madonna, sua Madre. La storia umana incominciata con la creazione termina nel Giudizio finale.

Termine anche dell’articolo? Ancora no; manca la figura centrale, nostro passepartout per comprendere il “Codice Buonarroti”, un personaggio insospettabile – il profeta Giona, sopra il Giudizio.

sistina2Giona venne inviato da Dio nell’antica metropoli Ninive affinchè lì predicasse la conversione; molto umanamente lui rifiutò per paura e tentò di fuggire via mare, ma durante una tempesta fu inghiottito da una balena e, liberato dopo tre notti, obbedì infine a Dio predicando a Ninive. Sorprendentemente anche per Giona, che ne attendeva la distruzione, i niniviti (incluso il re!) fecero penitenza e furono perdonati da Dio.

Bene, ma chi rappresenta Giona? Sia Gesù, anche Lui inghiottito per tre giorni nel ventre della terra prima di risorgere, che il Papa , il mezzo storico con cui Dio guida la Chiesa e dona ancora attraverso di essa, come ai niniviti, il perdono agli uomini.

E come noterete, Giona si volge verso Dio Padre sopra di lui, mentre all’inizio della creazione separa la luce dalle tenebre, e lo fa con indignazione, come a voler disputare con Dio: . non è forse questo l’atteggiamento iniziale di ogni uomo di fronte alla misericordia di Dio, la resistenza? Rifiutarsi che Dio possa perdonare anche a coloro cui noi non perdoneremmo mai?

Ecco, in questo senso Giona rappresenta ogni uomo. La storia dell’umanità, secondo la Bibbia e Michelangelo, è una storia di salvezza, che comincia con l’amorevole creazione di Dio, continua con l’alternanza di fedeltà e peccato da parte degli uomini e sfocia infine, dopo un lungo itinerario, nella misericordia di Dio – se noi accettiamo Gesù come Salvatore.

E la grandiosa Cappella Sistina si rivela essere, alla fine, non soltanto la vicenda di Cristo, ma anche di Giulio II, di Michelangelo, e di ciascuno di noi. Ed è forse questa la sua più nobile ragione di grandezza.

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3 comments

  1. Mirko

    E’ questo il senso profondo e forse soprannaturale dell’arte, essa ci indica, ci parla di qualcosa, ci lascia un messaggio. Il non esserti limitato alla semplice “guida”, ma l’aver saputo leggere sotto i bei tratti del Buonarroti fa di te un buon cultore che indica al di là del tempo, il senso di quei dipinti

  2. Ravecca Massimo

    Nella Cappella Sistina affrescata da Michelangelo, speculare all’Innalzamento del serpente di rame, da parte di Mosè, vi è dipinta la crocifissione di Aman, primo ministro persiano che voleva uccidere gli ebrei e poi a morire sarà lui. (cfr. Libro di Ester). Abbiamo una promessa sotto forma di minaccia. Aman protagonista negativo del carnevale ebraico, negli affreschi di Michelangelo assomiglia al Gesù giudice del Giudizio Universale. Ma in questo caso la somiglianza a cui si alluderebbe non sarebbe fisica ma funzionale. Michelangelo, in un fantastico viaggio nel tempo, avrebbe visto la morte di Gesù in croce, mentre assumeva anche il ruolo di Aman. In un carnevale si perde la cognizione di quello che si fa. “Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Gesù amando tutti sarebbe sceso il più in basso possibile per non tralasciare nessuno. Cfr. ebook/book. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo. Grazie.

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